Nel Global gender gap report 2013 stilato dal World economic forum il nostro Paese è al 71esimo posto per quanto riguarda la parità di genere.

La questione di genere e delle pari opportunità di tutte le differenze è un problema culturale, uno dei temi più rilevanti per connotare il tasso di democrazia di un paese civile..

La lingua italiana denota una cultura che legge il femminile come accessorio. A fronte di un’ascesa in ruoli, carriere, professioni e visibilità delle donne non esiste un’adeguata trasformazione della lingua che l’accompagni, si continua a privilegiare l’uso del genere maschile attribuendogli una falsa neutralità dal punto di vista grammaticale.

L’oscuramento linguistico della figura istituzionale e professionale femminile ha come conseguenza la sua non-comunicazione e, in sostanza, la sua negazione.

Mentre in altri stati europei in ambito istituzionale la declinazione delle cariche al femminile (sindaca, assessora, cancelliera) è già oggetto di esplicito pronunciamento ufficiale, in Italia siamo in ritardo e si lascia l’iniziativa a singole individualità istituzionali.

Anche la questione del cognome (possibilità di scelta di attribuire al figlio/a il cognome della madre o del padre e/o di entrambi, all’atto della nascita) si è sollevata solo per rispondere alla Corte Europea dei diritti umani che ha condannato il nostro Paese proprio perché discrimina tra uomo e donna quando si tratta del cognome dei/lle figli/e.
Anche la memoria storica dei personaggi famosi è declinata al maschile. Ne deriva un immaginario collettivo di figure illustri quasi esclusivamente maschili.

“Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” citazione ricorrente, mai messa in discussione. E viceversa?
Le vicende storiche sono scandite dalle lotte dell’uomo per il potere sulla natura, sugli altri uomini da dominare e dal potere sulla donna identificata alla natura e oggetto del potere dell’uomo.

La donna da poco, con fatica, con ostacoli esterni ed interni (sensi di colpa), spesso pagando con la violenza e la sua stessa vita (femminicidi), ha cominciato a rivendicare la propria voce, a lottare per il riconoscimento da protagonista della sua vita e delle trasformazioni sociali. Solo condividendo questa lotta possiamo delineare la sua storia futura.

Anche la toponomastica può contribuire a restituire alle figure femminili la considerazione e il riconoscimento in quanto soggetti storici attivi e significativi.

La scuola è il luogo preposto alla formazione e all’educazione alla cittadinanza attiva e consapevole. Educazione al rispetto delle differenze, compresa quella di genere. Educazione emotiva, affettiva, sentimentale che nutre l’apprendimento, rafforza la capacità di relazionarsi con le diversità per arricchirsi culturalmente.

In quest’ottica intitolare una scuola con il nome di una persona illustre, legandolo profondamente al ruolo formativo in senso costituzionale della scuola, il nome di Franca Ongaro calza a pennello.

Perché il cognome Ongaro e non Basaglia?

La legge Basaglia è una legge che riguarda tutti e due, Franco e sua moglie Franca. Non si può pensare alla riforma e al movimento di idee e politico che l’ha preceduta, accompagnata e seguita come al prodotto dell’attività intellettuale di uno solo dei due.

La pratica antipsichiatrica di Franco e dei suoi collaboratori si basava sulla sua intuizione e sensibilità, ma aveva alle spalle le idee e il lavoro rigoroso di Franca. In particolare erano di Franca i ragionamenti e i testi sulle cause sociali e politiche sull’esclusione, le riflessioni sul significato culturale del cambiamento necessario per consolidare la pratica terapeutica.

Franca è stata, e continua ad essere dentro di noi, una personalità ispiratrice, carismatica e indipendente, profondamente legata alla contemporaneità e in grado di forgiare l’ideale di cittadinanza attiva nelle vecchie e nelle nuove generazioni. Una pioniera della lotta per le pari opportunità degli esclusi di ogni genere, comprese le donne.

Un esempio di coraggio, coerenza, consapevolezza delle difficoltà per realizzare una democrazia paritaria da costruire con duro lavoro e per diverse generazioni.

Compito di ciascuna e di ciascuno di noi, qui ed ora, dare un contributo, in particolare per le nuove generazioni, con l’educazione, l’istruzione e la cultura.