Suonò la campanella e i ragazzi come al solito si precipitarono in corridoio. Manuela era con le sue amiche Silvia e Matilde; a un certo punto alcune ragazze di terza che Manuela conosceva ma con cui non aveva buoni rapporti la presero per un braccio e la tirarono in un angolo. Le dissero: "Abbiamo sentito che sei una ragazza coraggiosa a cui piacciono le sfide, vogliamo proportene una". Manuela guardandole dal basso verso l'alto ed essendo impaurita annuì prontamente. 

Domenica 27 febbraio 2014

Caro diario,

               come puoi notare ieri non ho avuto tempo per scriverti, e devo assolutamente spiegarti il perché. Ogni sera ti intrattengo con le mie storielle di quello che succede a scuola, a ginnastica artistica e magari di qualche battibecco tra amiche. Ieri, però, non ti ho scritto non perché non avessi voglia o perché ero stanca, ma bensì per una cosa molto più grave. Come ogni mattina alle 7.30 Genny è venuta a prendermi, siamo andate alla fermata del bus e, salite a bordo, ci siamo avviate normalmente verso scuola.

Ah, i cani sono animali capaci di darci tantissimo affetto senza chiedere nulla in cambio....che dote meravigliosa per un essere vivente.. io me ne sono resa conto solo nel momento in cui nella mia casa è arrivata la piccola Dori, la mia bastardina e inseparabile amica: è entrata nella nostra casa quattro anni fa e da quel giorno tutto è cambiato! 

 

Aiuto! Manca pochissimo all'uscita del giornalino cartaceo... e non ho ancora idee!

Dovevo mettermi a lavorare prima, ecco la verità, è colpa mia se adesso non so cosa scrivere e come se non bastasse l'ispirazione (come sempre) non mi viene in aiuto!

Bene allora intanto per incominciare devo smetterla di parlare a vanvera ma devo iniziare a pensare a cosa fare per farmi venire qualche idea.

Era una tranquilla e serena giornata di sole e i bambini aspettavano con impazienza l'apertura del parco giochi."FATE ALMENO PASSARE IL CUSTODE" urlò una madre dal mezzo della folla. Il custode, vestito come il solito, giacchetta azzurro cielo e jeans neri strappati e sporchi, era riuscito a farsi spazio tra la folla di bambini e ad aprire il cancello. Si sentivano urla di gioia e richiami da parte delle madri preoccupate per i loro figlioli che ormai correvano dappertutto. 

-Vero Enrico?-

-No-

.- Per la centesima volta, Mirko: sì ti aiuterò - Risposi al mio amico.

- Grazie, solo le tue capacità intellettive possono aiutarmi a ritrovare l’astuccio che mi hanno rubato. Sai all’ interno…-

- Si lo so. C’era l’anello di tua nonna -

                         

Sarah sedeva sul divano: una gamba penzoloni, l'altra sollevata, le dita delle mani intrecciate attorno al ginocchio come per tenerlo su.

Di fronte a lei, sull'enorme schermo televisivo, i personaggi di un film si muovevano e parlavano senza emettere un suono. Non aveva voglia di sentire cosa dicessero, le immagini servivano solo a tenerle compagnia.
Detestava quel lavoro di baby-sitter, ma era necessario.
Lo squillo inatteso del telefono la fece sobbalzare.

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